La bancarella degli e-book usati

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Amazon, brevetto sugli ebook usati: così la bancarella diventa elettronica

Se messo in funzione, il sistema di rivendita potrebbe essere simile a quello dei prestiti di volumi nell’ecosistema Kindle. Dal trasferimento temporaneo di licenza si passerebbe quindi a uno definitivo, con un numero limitato di cessioni possibili. E con una serie di problemi tecnici e legali collegati ai diritti d’autore e agli accordi con gli editori

Il fronte dei contenuti di “seconda mano” è uno dei più movimentati nella nuova economia digitale. Finora la coesistenza di supporti fisici, come per i videogiochi, e applicazioni o contenuti completamente software ha reso possibile un mercato dell’usato abbastanza bilanciato. Ma con la transizione verso il 100% digitale la musica cambia. E se già sembra che la prossima console Xbox non potrà leggere videogiochi usati, Amazon starebbe muovendo i suoi passi verso la gestione della seconda vita dei libri elettronici. Quelli che i lettori vorrebbero rimettere su una “bancarella” virtuale, con un potenziale mercato di milioni di interessati.
Non è detto che Amazon si lancerà nell’impresa dell’usato digitale. Anzi secondo alcuni analisti, non ne avrebbe alcuna intenzione. Ma in un brevetto recente, Amazon ha delineato la sua idea per il libro usato “2.0”: e non è distante dal processo di prestito, già esistente per gli utenti dei servizi di Jeff Bezos. Attualmente è infatti possibile “prestare” un libro Kindle a un altro utente, trasferendo temporaneamente la licenza del contenuto sul dispositivo di quest’ultimo.
Finito il periodo di prestito, il libro tornerebbe automaticamente nelle disponibilità dell’utente acquirente, senza che l’altro abbia alcuna possibilità di mantenerne una copia. Con la vendita, ci sarebbe un passaggio ulteriore, ovvero il trasferimento completo dei diritti al nuovo utente. In cambio di denaro, presumibilmente trasferito sulla carta di credito collegata all’account Amazon, o forse anche in Amazon coins, la valuta virtuale che l’azienda di Bezos sta per lanciare.

Nei prestiti, il file “fisico” del libro rimane sui Kindle e sui dispositivi con app Kindle del lettore. Con la vendita invece il file verrebbe reso inaccessibile, con l’utente a decidere se rimuoverlo o lasciarlo così, perché potrebbe voler acquistare una nuova licenza. Così la “bancarella” elettronica finirebbe per somigliare in tutto e per tutto a quella di un vero mercatino. Se non ci fosse un piccolo dato di fatto: la copia digitale di un libro non si rovina mai, a differenza di quelle cartacee. È eterna è può essere riprodotta da infiniti dispositivi per infinite volte.

Di più: perché qualcuno dovrebbe pagare per un libro nuovo, quando può averne uno usato identico? Questo secondo problema è al momento uno dei principali nel modello di business al vaglio di Amazon. Che secondo gli analisti, inserisce l’apertura all’usato digitale in un contesto strategico più ampio, in cui potrebbe volersi sostituire agli editori, che hanno un guadagno esclusivamente dalla vendita dell’ebook al primo proprietario. E per quanto riguarda le pagine rovinate, le copertine piegate, i dorsi strappati dei libri di carta? Come riproporli in digitale? Semplice, con una regola: dopo un certo numero di passaggi di mano, il file dell’ebook cesserebbe di esistere. Si consumerebbe, così come la carta. O forse meglio della carta, vista la durata nel tempo dei tanti tomi centenari custoditi ovunque nel mondo.

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