Un esercizio facile facile per diventare scrittori migliori

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Ero nella sala d’attesa del mio dentista, e siccome l’attesa si prolungava oltre il dovuto, sbuffando ho preso fra le mani una rivista femminile, una di quelle che non leggerei mai. «Magari mi aggiorno sulle tendenze della grafica e dell’impaginazione in questo campo», ho pensato. E ho cominciato a sfogliare. Dapprima velocemente, poi sempre più lentamente. Quello che non mi aspettavo era di ottenere esattamente la risposta a una specifica “abilità” per la quale da tempo cercavo ispirazione. E non riguardava il mio campo di lavoro della grafica, della pubblicità, dell’editoria e quelle cose lì.

Riguarda la scrittura. Riguarda gli scrittori. La loro creatività. Il loro “segno distintivo” nel creare una rappresentazione visiva nella mente di chi legge con una sfilza di parole che in sé, di visivo, hanno quei 26 caratteri dell’alfabeto e basta. Sapete di cosa si tratta: sono quelle descrizioni che si leggono nella scrittura altrui che fanno cadere la mascella. Le metafore eloquenti e belle, ma non ortodosse, che quasi non dovrebbero funzionare epperò funzionano. È ciò che rende lo scrittore unico, regalandoti qualcosa che non hai mai letto prima. Le belle descrizioni che si stagliano dalla pagina, il fattore decisivo discriminante tra una bella scrittura e parole mediocri graffiate in nero.
Come scrittore, penso che sia importante migliorare sempre questo mio ‘mestiere’. Penso che sia fondamentale puntare più in alto, migliorare l’attuale livello di abilità e avere sempre più fame.
Ma ecco spiegato con un esempio concreto di cosa sto parlando esattamente.

Come primo passo, approvvigionatevi di un po’ di fonti diverse. Tipo: la pagina di un sito web di notizie, un libro di poesie, un catalogo di arredamento, una pagina di una rivista femminile (il mio caso illuminante).
Passate attraverso quelle tre o quattro fonti diverse e tirate fuori le parole e le frasi che secondo voi si “stagliano”, balzano fuori. Si potrebbe anche sfogliare soltanto una delle fonti (come nel mio esempio, la rivista) e annotare le parole che “bucano lo schermo”.
Non devono essere perfette, e non devono necessariamente essere fighe e carine. Devono solo essere quelle che vi colpiscono in qualche modo rispetto a tutte le altre.
Nel mio caso, ho tratto dalla pagina della rivista queste parole:

veridicità
cattura
occhiello bianco elevabile
bianco allungato
scompigliato
campi rossi
afferrato
pianeta perduto
rapimento
intolleranza
vagabondare
ventilatore a soffitto

Ora staccate il cervello dalla caccia alle parole e su un altro foglio di carta, separato dall’elenco suddetto, pensate a uno o due personaggi principali del vostro attuale romanzo (si suppone stiate scrivendo un romanzo, altrimenti che scrittori siete?). Trascrivetene i nomi e descriveteli in più frasi. Che cosa sono? Come si comportano? Cosa si portano dietro della loro storia? Che aspirazioni hanno? Chi sono? Etc.
Per continuare con l’esempio pratico, tiro fuori due personaggi principali dal mio romanzo attualmente in lavorazione e come sono più o meno ritratti in detto romanzo:

Betty (un cane): Lei annusa quasi tutto, è pelosa, nera e fedele al di là di ogni menzione. Mi guarda spesso come se fossi il suo mondo intero.

Clash (un uomo): Incerto, non disposto ad affrontare il fatto che non abbia idea di quello che sta facendo. Ventisette anni, e indossa l’incertezza come un paio di scarpe da ginnastica usurate. Egoista e accentratore eppure senza fiducia in se stesso, timoroso, e si può dire da come ciondola le spalle che possa tranquillamente rimanere invisibile al mondo che lo circonda.


Ora il passo decisivo del processo. L’astrazione.
Prendete i due fogli, quello dei personaggi principali e quello con l’elenco di parole. Metteteli insieme. Utilizzate le parole estratte di cui sopra per descrivere i personaggi in un modo che potrebbe non essere mai stato utilizzato in precedenza. Questo esercizio serve fra l’altro a eliminare i cliché nella scrittura.
Riecco i miei personaggi, rielaborati (occhio al colore delle parole: è lì che il processo è avvenuto) e per maggiore realismo già calati dentro il romanzo, con l’eloquio che è passato dalla terza alla prima persona:

Betty (il cane): Quando l’ho presa per la prima volta, non sapevo che sarebbe stata una vera cattura. Il suo petto bianco allungato si staglia come una camicia che sbircia da sotto una giacca scompigliata — la sua pelliccia nera tutt’intorno. I suoi occhi si muovono con aspettativa, come campi rossi di grano che tremolano, si muovono mettendo in risalto ogni mio movimento.

Clash (l’uomo): La mia testa gira come un ventilatore a soffitto infelice, oscillando fuori equilibrio, cercando di trovare il centro. Chiuso in bagno da mezz’ora, afferro il detergente come se fosse il mio bambino, mentre un predatore vira su di me con l’intenzione di rapirmi. Questo perenne vagabondare in circolo, come un pianeta dimenticato in orbita attorno a una stella spenta, ad altri risulterebbe intollerante ma in me non sortisce alcun effetto.


Il processo potrebbe non funzionare subito
, e le vostre frasi potrebbero non svilupparsi come volete. Ma il punto è che questo è un esercizio per farvi riflettere su come usare le cose normali che vi circondano per trovare ispirazione. È un esercizio veloce e abbastanza facile, e renderà la vostra scrittura un po’ meno ortodossa nella capacità descrittiva.
I concetti di egoismo e insicurezza sono resi con l’atto di lavarsi come fosse letteralmente l’atto di abbracciare un bambino, mentre volteggia sul capo un predatore; l’assenza di equilibrio interiore e stabilità son trattati alla stregua di una testa che gira come un ventilatore a soffitto traballante; e il petto bianco del vivace cane diventa una giacca scompigliata. Potrebbe sembrare che non funzioni, ma in realtà lo fa. «Si può dire da come ciondola le spalle che possa tranquillamente rimanere invisibile al mondo che lo circonda» e «Mi guarda spesso come se fossi il suo mondo intero» non erano altrettanto efficaci? No, non lo erano: belli ma deja-vu, roba già sentita.

Tenete presente che si scelgono le parole “anormali” PRIMA di avere in mente un soggetto che si sta per descrivere. Ciò vi permette di spingervi oltre i vostri limiti di creatività, evitando i cliché e, in ultima analisi, vi porta a creare qualcosa di unico.
Iniziate tirando fuori una lista di parole da una rivista, impilatele su un foglio, poi date voce alla vostra scrittura e sfidatevi. Lavorate sulla riformulazione delle frasi intorno alla singola parola o frase scelta. Fatelo più volte, da fonti diverse e su personaggi diversi.

Fidatevi: funziona. Dopo un po’ di pratica, avrete una meravigliosa freccia in più nella vostra balestra della tecnica.

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