1943 ultimo rimpatrio

 4,99

Formati disponibili: ePub
Pagine: 110 a colori
Dimensioni file: 1,4 Mb (.zip)
Editore: Rainkids – Luigi Manglaviti (18 febbraio 2014)
Lingua: Italiano

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Sinossi

Dall’Africa alla Calabria. Viaggio a ritroso nella memoria

Mico nasce nel 1902 a Reggio Calabria. È figlio di Pasquale, che gestisce in proprio un salone da barba e una bottega del vino. Ha due fratelli e cinque sorelle; frequenta la scuola fino alla seconda media, ma non volendo proseguire oltre decide di fare il militare nella Finanza e viene mandato a nel profondo Nord. Al ritorno al Sud trova impiego nell’azienda locale degli autobus e su uno di questi, nel 1929, incontra Tota, di dieci anni più piccola, e se ne innamora subito. Lei abita a Villa S. Giovanni dove vive con la madre Rosa, col patrigno e tre sorelle.
Rosa è una donna dalla tempra fortissima, forgiata dalle disavventure della vita. Scampa al catastrofico terremoto di Messina e Reggio del 1908, miracolosamente coperta dalle pesanti ante di una finestra, ma perde entrambi i genitori nello storico evento. Accudita momentaneamente da uno zio, Rosa va presto in sposa a Domenico. Ha otto figli, ma ahimé i primi cinque, tutti maschi, per un avverso disegno del destino, muoiono uno dietro l’altro falciati dalla varie forme di “spagnola” (l’influenza del tempo). Rimasta con tre figlie femmine, Rosa deve affrontare l’ennesimo schiaffo della sorte: Domenico muore al fronte della Grande Guerra, nel 1918.
Vedova e ancora giovane, accetta la proposta di matrimonio di un siciliano, Antonino, valente sarto, che apre un atelier a Villa San Giovanni, nel quale Rosa collabora come “modista” di cappelli.
La tranquillità non dura: Antonino, socialista convinto, non volendosi assoggettare al regime fascista, dopo numerose persecuzioni politiche e personali si imbarca “per l’America”. Parte nell’agosto del 1923 lasciando Rosa incinta dell’ultima figlia, che nasce il giorno di capodanno del 1924.
Tota e Mico, dopo un breve fidanzamento, coronano il loro sogno il 6 marzo del 1930 (lui è ventottenne, lei diciottenne). Con il suocero Antonino negli USA, Mico, di indole generosa, non vuole lasciare sole suocera e nuore nubili: eccolo quindi andare ad abitare con la moglie Tota e la nuova famiglia allargata. I rapporti di Mico coi propri familiari originari sono pessimi, soprattutto per le reazioni spropositate di due sue sorelle, zitelle e gelose della sua nuova situazione affettiva.
Nel 1932, finalmente, l’emigrato d’America fa “l’atto di richiamo” a Rosa. La quale purtroppo, accompagnata per ben due volte a Napoli per l’imbarco sul transatlantico destinato a portarla insieme a migliaia di altri emigranti italiani a Staten Island, viene sempre rimandata indietro a causa delle rigorose disposizioni dell’epoca, prima per un’infezione a un occhio e poi per la relativa cicatrice.
Nel 1934 nasce la prima figlia di Mico e Tota, Carmela detta Linuccia. Due anni dopo, Mico e alcuni suoi cognati, tutti invogliati dalla propaganda fascista, s’imbarcano su un altro transatlantico, stavolta alla volta dell’Africa: c’è da amministrare l’Impero mussoliniano delle “colonie”.
Giunto in Eritrea, Mico trova subito lavoro al “Circostel”, nelle costruzioni telegrafiche e telefoniche. Durante quell’anno inonda Tota di sue fotografie dall’Asmara al fine di prepararla alla nuova realtà che l’attende. E infatti nel settembre del 1937, sullo stesso transatlantico (“Colombo”), Rosa, la piccola Linuccia, Tota e le altre sorelle partono alla volta dell’Eritrea. La partenza di Rosa con le figlie scatena l’ira del marito Antonino che, dall’America, svanita la possibilità di riunire il nucleo familiare, rompe ogni tipo di rapporto (anche epistolare) e non darà più notizie di sé.

(Comincia così la romanzesca epopea della famiglia di un’altra Rosa, l’autrice di questo struggente e appassionante libro: la quale, a questo punto della storia, non è nemmeno ancora nata…)

L’Autrice

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Rosa Caterina Cuzzocrea

Classe 1939, calabrese ma nata all’Asmara in Eritrea, Rosa è una di quelle rare donne italiane che è riuscita a realizzarsi sia nel lavoro che nella vita privata. È stata impiegata e poi manager della SIP (oggi Telecom), azienda dalla quale si è pensionata nel 1993 dopo 36 anni di lavoro e nella quale ha percorso tutti i gradini della carriera con le sue sole forze e il classico sudore della fronte, affrontando (e vincendo) gli ostacoli del sessismo; parallelamente, malgrado un orario durissimo, è riuscita a gestire anche il matrimonio e la crescita di un figlio. D’intelligenza non comune e di fortissima personalità, la sua è stata una vita ricca e intensa grazie anche a un’infanzia e a un’adolescenza trascorsi “da nomade” con la sua famiglia d’origine fra le colonie d’Africa e l’Italia. Attiva nel “terzo settore” con organizzazioni umanitarie religiose, nella “terza parte della sua vita” è finalmente riuscita a ritagliare uno spazio al suo vecchio sogno: scrivere.

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