End of Empire

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Editore: Rainkids – Luigi Manglaviti (26 agosto 2012)
Lingua: Italiano
ISBN: 9788865018095
Disponibile anche su Amazon Kindle

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Sinossi

Come il Sogno Americano e la fine dell’«egemonia del dollaro» ci hanno portati alla catastrofe economica

Quando, nel bel mezzo della peggiore crisi economica di tutti i tempi, BloombergTV svelò che la ‘Fed’ (il Tesoro degli USA) aveva “pompato” con 7.700 miliardi di dollari freschi di zecca le istituzioni bancarie americane, e contemporaneamente in Europa ci si arrovellava su disoccupazione record, “spread”, crolli bancari, dominio e miopia della Germania, fondi di salvataggio, distruzione della Grecia e quant’altro, un extraterrestre che fosse calato improvvisamente sul piccolo pianeta azzurro della Via Lattea si sarebbe posto esattamente questo interrogativo, «che diamine sta succedendo qui? Come mai in metà del globo le società umane crollano perché senza soldi e sull’altra metà i soldi si stampano a piacimento?»…

Lo smarrimento del povero alieno attanaglia in realtà la quasi totalità dei popoli dello stesso pianeta e le loro istituzioni: la fase critica vissuta a partire dal 2008 sembra un maledettissimo gomitolo imbrogliato che nessuno, uomo della strada o governante che sia, riesce a comprendere e a sbrogliare.
Allargando però il respiro ai decenni e ai secoli, gli storici, “cassandre col senno di poi” che della visione allargata sono in genere i soli beneficiari, potranno vedere con chiarezza gli eventi e la loro natura: quella che noi nati nel Novecento stiamo vivendo è semplicemente la fine di un impero. La conclusione dell’esperienza dell’Impero Americano, gigante coi piedi d’argilla, basato sui debiti e su un ‘brand’ chiamato Paura™.


L’Autore

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Luigi Manglaviti

Mi piacciono le storie. Sono un ottimo ascoltatore di storie. So sempre quando un’anima o un personaggio stanno sospesi in aria e hanno bisogno di me per raccontarsi. Bisogna essere disponibili, lasciare sempre l’immaginazione accesa. Tanto non consuma niente e non fa male all’ambiente. Ascoltare e raccontare sono un po’ la stessa cosa, facce d’una medaglia preziosamente umana. La mia musica, i miei libri, sono nati così: li ho semplicemente accolti.
Per usare le parole di Tabucchi, la vita non è in ordine alfabetico, come sembrano credere in parecchi. Appare un po’ qua e un po’ là, come meglio crede; briciole (il problema è raccoglierle dopo), anzi, un mucchietto di sabbia. Qual è il granello che sostiene l’altro? A volte quello che sta sul cocuzzolo e sembra sorretto da tutto il mucchietto, è proprio lui che tiene insieme tutti gli altri, perché quel mucchietto non ubbidisce alle leggi della fisica, togli il granello che credevi non sorreggesse niente e crolla tutto, la sabbia scivola, si appiattisce e non ti resta altro che farci ghirigori con un dito, sentieri che non portano da nessuna parte, dài e dài, stai lì a tracciare ghirigori, ma dove sarà quel benedetto granello che teneva tutto insieme? Poi un giorno il dito si ferma da sé, non ce la fa più con gli andirivieni; sulla sabbia c’è un tracciato strano ma avvincente, un disegno con una logica e un costrutto. Ti viene un sospetto. Che il senso di tutto erano i ghirigori. Le mie storie, le mie canzoni, sono nate così: ho disegnato qualcosa di vasto e articolato sulla sabbia, alla ricerca d’un granello iniziale perduto. Che ovviamente non ho mai ritrovato. Ma l’emozione che si prova davanti al disegno finale sulla sabbia ripaga d’ogni cosa.
Tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra. Con i libri che scrivo non risolvo il mio problema, ma ho la speranza che il mio complesso disegno sulla sabbia contribuisca almeno a risolverlo ad altri. In fondo, anche la famosa ricerca del Graal non è altro che questo: l’importante è il viaggio, non la meta. E chi ha l’occhio allenato dai libri, trova quel che cerca anche a occhi chiusi.