Il Sudario da Vinci

 5,99

Formati disponibili: PDF protetto
Caratteristiche: 114 pagine illustrate f.to 152,4 x 228,6 mm (111 stampabili), 2 contributi filmati, 1 animazione interattiva
Dimensione file: 9,7 Mb
Editore: Rainkids – Luigi Manglaviti (1 luglio 2009/22 maggio 2017)
Lingua: Italiano
ISBN: 9788865018019

Disponibile anche in versione cartacea su Amazon

NUOVA EDIZIONE ESTESA, maggio 2017
Copertina flessibile
Pagine: 112
Formato 152 x 228 mm
Peso 222 g
ISBN: 9788865010082

(“Il Sudario da Vinci” ® è un marchio registrato di Luigi Manglaviti, all rights reserved worldwide.)

Nota“Il Sudario da Vinci” è stato il primo “vook” (e-book con i video dentro) a entrare in commercio, nel luglio 2009.

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Sinossi

SAGGIO
Come, quando e perché Leonardo da Vinci realizzò la Sindone oggi conservata a Torino

SOMMARIO

«Il telo che avvolse Cristo dopo la morte…»
Cosa dice la Storia
La cronologia “generalmente accettata”
Prima di Lirey
Mandylion
Da Lirey in poi
Il buco temporale fra il 1204 e il 1353
Il traffico delle reliquie
Le tappe del “giallo delle due sindoni”
La Sindone conservata a Torino
Ipotesi basate su meccanismi naturali (o soprannaturali)
Ipotesi basate su procedimenti artificiali
Gli esami
Carbonio 14
Fisiometria
Tessuto
Palinologia
Micropolveri
Prime conclusioni e riflessioni
Sintesi degli argomenti a favore della “originalità” (la Sindone di Torino sarebbe cioè il Sudario di Cristo)
Argomenti contro (la Sindone sarebbe un falso)
Altre considerazioni
I papi, una potente famiglia, un genio
Leonardo e la divinità dell’Uomo
Come, quando e perché Leonardo avrebbe realizzato la Sindone
I Savoia
Il 1492
Quale la tecnica utilizzata dal maestro di Vinci?
Camera oscura e Alchimia
I contatti di Leonardo con il Medioriente
1. Il Sultano Bayazet II
2. I suoi committenti
Un falsario avrebbe dipinto i chiodi nei palmi…
Pittura, “fotografia alchemica” o cose più “semplici”?
La parola finale
Un passo in più
Appendice 1
Metodo del Carbonio 14 o “Radiocarbonio”
L’esame (vagamente maccheronico) sulla Sindone
Appendice 2 – la farsa delle monete

Contiene animazione interattiva fisiognomica

TRAILER

(…) Ci sono svariate ipotesi per giustificare l’assenza di notizie fra il saccheggio del 1204 con la sparizione della “salvietta” e l’apparizione in Champagne di un “lenzuolo” — sempre ammesso che si tratti dello stesso oggetto, e sempre ammesso, poi, che la Sindone di Lirey sia lo stesso oggetto conservato oggi a Torino.

(…) È da notare però che proprio a Besançon è attestata l’esistenza, in quell’epoca, di un’altra Sindone, molto nota e ritenuta dotata di poteri miracolosi, venerata a partire dal XIII Secolo (sembra che vi fosse giunta nel 1208): anche questa, secondo la tradizione, recuperata durante le Crociate. Essa era simile a quella di Torino ma più piccola (2,6×1,3 mt) e rappresentante solo la parte anteriore del corpo, peraltro con la ferita sul costato situata nella parte sinistra; andò apparentemente distrutta in un incendio nel 1349, ma nel 1377 i canonici della cattedrale sostennero di averla ritrovata intatta in un armadio che era scampato all’incendio (!). Questa Sindone ritrovata ritornò a essere venerata e coesistette con la Sindone di Torino fino al 1794, quando venne distrutta definitivamente durante la Rivoluzione Francese.

(…) proprio la Sindone di Torino fosse una copia effettuata per sfruttare la fama di quella della vicina Besançon ed attirare quindi a Lirey i pellegrini (dubbi che dopo la prima ostensione del 1357 portarono il vescovo di Troyes, Enrico di Poitiers, a chiedere, senza successo, di esaminare il telo, che venne tenuto nascosto fino al 1389). Quest’ultima ipotesi, come vedremo, non è campata per aria, e ha forti analogie con la vicenda del “ritrovamento” della tomba di Re Artù e Ginevra a Glastonbury da parte dei frati rimasti orfani della loro abbazia, bruciata in un incendio: le finte spoglie dei due leggendari sovrani — e il pellegrinaggio che ne seguì — procurarono ai frati i fondi necessari per la ricostruzione del monastero…

(…) In effetti nel 1506 ottengono da papa Giulio II l’autorizzazione al culto pubblico della Sindone “con messa e ufficio proprio”, perfino con la dedicazione di un “giorno sacro” dell’anno (il 4 maggio): com’è possibile che Margherita di Charny, per quello stesso telo, venga perseguitata («è solo una raffigurazione») fino a doversene disfare, mentre dal 1506 è addirittura un pontefice ad autorizzarne la pubblica adorazione?
(E che pontefice: noto come “il Papa guerriero” o “il Papa terribile”, Giuliano della Rovere fu il principale stratega politico del suo tempo, e nel 1506 posò la prima pietra della Basilica di San Pietro. Fu amico e patrono del Bramante, di Raffaello, di Michelangelo: quest’ultimo dipinse per lui il soffitto della Cappella Sistina e scolpì la Statua del Mosè che avrebbe dovuto far parte del gruppo marmoreo per la tomba del papa. L’unica visita di Lutero a Roma fu nel 1510, proprio durante il pontificato di Giulio: agli occhi di Lutero, Giuliano era il più tipico esponente di una chiesa che aveva abbandonato la propria missione spirituale per seguire potere e ricchezza.

(…) Dunque il periodo “sospetto”, ossia quello in cui Leonardo ricevette la commessa di produrre un capolavoro superiore al primo telo, dev’essere antecedente al 1502. Il biennio 1501–1502 va considerato il limite massimo per la… “consegna del lavoro”. Ma in realtà c’è un altro particolare da tenere a mente, che ci costringe a retrodatare ancora la ricerca — e di molto —. Tra il presunto trasferimento della reliquia da Margherita di Charny (1453/1464) e l’esposizione voluta dalla duchessa Bianca a Vercelli il Venerdì Santo del 1494, non esistono documenti verificabili di una qualche ostensione della Sindone: un intervallo lunghissimo, e proprio in un periodo in cui il suo potere trascinante avrebbe potuto aiutare finanziariamente la famiglia. Dov’è Leonardo, in tale lasso di tempo? Al posto giusto.

(…) Il sultano Bayazet II era personaggio famoso nelle cronache del tempo. E Leonardo aveva i canali aperti per contattarlo: non solo gli avamposti francescani in Turchia raggiungibili tramite il suo amico Fra’ Luca Pacioli, ma lo stesso Cesare Borgia, figlio illegittimo di Alessandro VI, che poteva vantare filo diretto col Turco in quanto, per la prima volta, il papa spagnolo aveva accolto ambasciatori turchi in Vaticano (altra curiosità: Bayazet II inviava in dono proprio con quell’ambasceria un oggetto esoterico molto famoso, la “Lancia di Longino”).

(…) Invisibili quando lo si applica, i messaggi scritti in questa maniera compaiono quando la carta viene avvicinata a una fonte di calore. Ciò dipende dal fatto che esso brucia a una temperatura inferiore a quella della carta, e nel farlo riduce il carbonio nella carta sottostante. Il risultato è esattamente quello che si osserva sulla Sindone: l’immagine è visibile non perché qualcosa sia stato aggiunto al telo, ma perché il telo è stato ossidato e disidratato — degradato in un modo che fa pensare a un’accelerazione dell’invecchiamento.

L’Autore

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Luigi Manglaviti

Mi piacciono le storie. Sono un ottimo ascoltatore di storie. So sempre quando un’anima o un personaggio stanno sospesi in aria e hanno bisogno di me per raccontarsi. Bisogna essere disponibili, lasciare sempre l’immaginazione accesa. Tanto non consuma niente e non fa male all’ambiente. Ascoltare e raccontare sono un po’ la stessa cosa, facce d’una medaglia preziosamente umana. La mia musica, i miei libri, sono nati così: li ho semplicemente accolti.
Per usare le parole di Tabucchi, la vita non è in ordine alfabetico, come sembrano credere in parecchi. Appare un po’ qua e un po’ là, come meglio crede; briciole (il problema è raccoglierle dopo), anzi, un mucchietto di sabbia. Qual è il granello che sostiene l’altro? A volte quello che sta sul cocuzzolo e sembra sorretto da tutto il mucchietto, è proprio lui che tiene insieme tutti gli altri, perché quel mucchietto non ubbidisce alle leggi della fisica, togli il granello che credevi non sorreggesse niente e crolla tutto, la sabbia scivola, si appiattisce e non ti resta altro che farci ghirigori con un dito, sentieri che non portano da nessuna parte, dài e dài, stai lì a tracciare ghirigori, ma dove sarà quel benedetto granello che teneva tutto insieme? Poi un giorno il dito si ferma da sé, non ce la fa più con gli andirivieni; sulla sabbia c’è un tracciato strano ma avvincente, un disegno con una logica e un costrutto. Ti viene un sospetto. Che il senso di tutto erano i ghirigori. Le mie storie, le mie canzoni, sono nate così: ho disegnato qualcosa di vasto e articolato sulla sabbia, alla ricerca d’un granello iniziale perduto. Che ovviamente non ho mai ritrovato. Ma l’emozione che si prova davanti al disegno finale sulla sabbia ripaga d’ogni cosa.
Tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra. Con i libri che scrivo non risolvo il mio problema, ma ho la speranza che il mio complesso disegno sulla sabbia contribuisca almeno a risolverlo ad altri. In fondo, anche la famosa ricerca del Graal non è altro che questo: l’importante è il viaggio, non la meta. E chi ha l’occhio allenato dai libri, trova quel che cerca anche a occhi chiusi.

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