Schegge

 3,18

Formato: ePub
Pagine: 141
Dimensioni file: 130 KB
Editore: Rainkids – Luigi Manglaviti (12 dicembre 2012)
Lingua: Italiano
ISBN: 9788865018101

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Sinossi

Silloge di frammenti di Poesia, pubblicati come “tweets” di 140 caratteri sui social network

Questo libricino raccoglie frammenti di antiche mie poesie, destrutturate per poter stare nei 140 caratteri di Twitter, il social network sul quale sono state pubblicate una a una senza soluzione di continuità nell’arco del 2012. (Ogni tweet era contraddistinto dall’hashtag “#schegge”.)

Una scheggia è piccola, staccata e lanciata via da un corpo più grande, conficcata altrove. Per questo le poesie-bonsai del presente volume si chiamano “schegge”: sono scaglie che si sfilano da componimenti più densi e vanno a lasciare il segno in un altro posto.
È un esperimento. Di natura zen. Per verificare se anche così la Poesia è in grado di sopravvivere: se sopravvive, vuol dire infatti che ha un’energia dentro di sé, che le parole ne sono rimaste “impregnate”. Non è un risultato da poco.
Perciò non è strettamente necessario capire certe espressioni: allo stesso modo della poesia, ogni scheggia che segue non deve per forza comunicare un senso (anche se spesso lo fa) ma cortocircuitare un’emozione…

Ogni tanto, per esempio quando mi trovo in casa di mia madre e rovisto nella mia vecchia stanza, mi capitano fra le mani fogli sparsi, blocnotes dimenticati, quaderni del liceo, e rileggo cose completamente sparite dalla mia memoria. Allora ne estrapolo pezzi che ritengo di spessore — una frase o un rigo di una poesia che letta oggi per intero fa solo tenerezza — e me li appunto sul device che mi ritrovo lì per lì fra le mani (il cellulare, il palmare, il tablet). Poi questi appunti a loro volta si perdono nella confusione che è la mia vita, troppo piena di aggeggi digitali, e fanno capolino di tanto in tanto dai cd, o dal “cloud”, o da un backup… Così da qualche tempo ho deciso di raggruppare questi detriti impazziti su un unico file non appena rispuntano.
È in questo modo che è nata l’idea delle Schegge. Dal “salvataggio” unico di “salvataggi” sparsi.
E devo ammettere che questi brandelli, separati dalla carne viva di testi corposi ma probabilmente di dubbio valore, brillano invece d’una insospettabile, appassionante luce propria.
La rivincita di stelle salvate da un firmamento rinnegato.


L’Autore

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Luigi Manglaviti

Mi piacciono le storie. Sono un ottimo ascoltatore di storie. So sempre quando un’anima o un personaggio stanno sospesi in aria e hanno bisogno di me per raccontarsi. Bisogna essere disponibili, lasciare sempre l’immaginazione accesa. Tanto non consuma niente e non fa male all’ambiente. Ascoltare e raccontare sono un po’ la stessa cosa, facce d’una medaglia preziosamente umana. La mia musica, i miei libri, sono nati così: li ho semplicemente accolti.
Per usare le parole di Tabucchi, la vita non è in ordine alfabetico, come sembrano credere in parecchi. Appare un po’ qua e un po’ là, come meglio crede; briciole (il problema è raccoglierle dopo), anzi, un mucchietto di sabbia. Qual è il granello che sostiene l’altro? A volte quello che sta sul cocuzzolo e sembra sorretto da tutto il mucchietto, è proprio lui che tiene insieme tutti gli altri, perché quel mucchietto non ubbidisce alle leggi della fisica, togli il granello che credevi non sorreggesse niente e crolla tutto, la sabbia scivola, si appiattisce e non ti resta altro che farci ghirigori con un dito, sentieri che non portano da nessuna parte, dài e dài, stai lì a tracciare ghirigori, ma dove sarà quel benedetto granello che teneva tutto insieme? Poi un giorno il dito si ferma da sé, non ce la fa più con gli andirivieni; sulla sabbia c’è un tracciato strano ma avvincente, un disegno con una logica e un costrutto. Ti viene un sospetto. Che il senso di tutto erano i ghirigori. Le mie storie, le mie canzoni, sono nate così: ho disegnato qualcosa di vasto e articolato sulla sabbia, alla ricerca d’un granello iniziale perduto. Che ovviamente non ho mai ritrovato. Ma l’emozione che si prova davanti al disegno finale sulla sabbia ripaga d’ogni cosa.
Tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra. Con i libri che scrivo non risolvo il mio problema, ma ho la speranza che il mio complesso disegno sulla sabbia contribuisca almeno a risolverlo ad altri. In fondo, anche la famosa ricerca del Graal non è altro che questo: l’importante è il viaggio, non la meta. E chi ha l’occhio allenato dai libri, trova quel che cerca anche a occhi chiusi.