La Regola del 50

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Sono cresciuto in una famiglia in cui il motto «Finisci quello che inizi» era l’undicesimo comandamento. Questo rigore è stato applicato in quasi tutte le situazioni immaginabili, che si trattasse di mangiare amorevolmente la pasta scotta e scondita di mia madre, di continuare le lezioni del catechismo molto tempo dopo che i limiti del mio modesto talento religioso erano stati raggiunti, o di mettere ulteriore talento in un’università che, pur essendo stata la mia prima scelta, aveva chiaramente dimostrato di essere quella sbagliata — e che infatti poi lasciai di punto in bianco dopo neanche 2 anni di frequenza (e 3 materie date con 30), e per questo ho precisato «quasi tutte le situazioni immaginabili».

Quindi era naturale che, quando si trattava di leggere, davo semplicemente per scontato che la virtù richiedeva che io riuscissi a leggere qualsiasi libro avessi iniziato, che si trattasse dei Promessi Sposi di Manzoni (un odiato compito di lettura di terza media) o della Coscienza di Zeno di Italo Svevo (l’ho amato l’inizio, poi mi sono annoiato mortalmente verso i due terzi del percorso: ma l’ho finito).

La mia era anche una famiglia di lettori, con una casa alquanto ricca di libri, e la mia biblioteca d’infanzia era praticamente una seconda casa per me, quindi non mi mancavano certo le scelte. Ma per il mio modo di pensare di allora, dovevo finire il libro che stavo leggendo, anche se sapevo già che non mi piaceva particolarmente, prima di poterne iniziare un altro, uno che avrei potuto amare.

Soltanto quando son diventato adulto (e scrittore) ho iniziato a mettere in discussione il mio impegno a finire ogni singolo libro che iniziavo. Ora che stavo davvero vivendo una parte importante della mia vita, quella “con più cervello e meno ormoni”, come avrei potuto in una vita sola ottenere tutto quello che volevo dai libri se avessi dovuto finire quelle opere che ho scoperto essere (almeno per me) noiose, scritte male o che semplicemente non avevano resistito all’avvento di un’epoca diversa dalla loro?

Mi è venuto in mente che forse — forse, solo forse — non dovevo finire tutti i libri che iniziavo.
Gradualmente il mio atteggiamento è cambiato, ma non senza difficoltà. Mi sentivo in colpa per gli autori cui rinunciavo. Non meritavano una piena possibilità di attirarmi nel mondo che avevano creato? Riuscivo a sentire le loro voci nella mia testa, come se innescassero una voce della mia coscienza, che a sua volta diceva: «Aspetta, aspetta, aspetta, andrà meglio! Non sei ancora arrivato alla parte migliore». Oh, il senso di colpa, dannato senso di colpa! Però, poco a poco, mi sono finalmente abituato a non finire i libri che non mi piacevano. E poi, durante i primi anni della mia attività lavorativa, la mia “Regola del 50” è finalmente entrata a fuoco. Fu un’amica, durante una cena, a chiedermi: «Okay lasciarli, ma secondo te quante pagine dovrei leggere prima di poter abbandonare senza sentirmi in colpa un libro iniziato?»

Ho sviluppato la regola senza una particolare teoria psicologica o letteraria che la giustifichi. Solo una verifica empirica, dovuta all’esperienza su migliaia di volumi, su milioni di pagine.

Dài a un libro 50 pagine di possibilità.

Quando arrivi in fondo a pagina 50, chiediti se il libro ti piace davvero. Se ti piace, allora «grande!, continua a leggere». Ma se non ti piace, mettilo giù senza esitazioni e cercane un altro. (Tieni sempre a mente che non c’è nulla che ti impedisca di tornare a esso più tardi, fra sei settimane o fra sei anni. O fra 30 anni. Ci sono molti libri che non sono riuscito a leggere la prima volta e poi, concedendo un’altra possibilità, sono caduto completamente sotto il loro incantesimo. Così come ci sono pure — pochissimi — libri che mi son piaciuti la prima volta e a una seconda lettura mi hanno deluso. Ognuno di quei libri ovviamente non era cambiato, ma io sì.) E se, in fondo a pagina 50, ti interessa solo chi sposa chi, o chi è l’assassino, e nient’altro che quello… be’, allora gira all’ultima pagina e scoprilo.
Non esiste libro che cambi completamente aspetto (stile, contenuti, prosa, etc.), che da pessimo diventi ottimo, che da mediocre si tramuti in spettacolare, passate le prime 35/40 pagine: questa è la mia verifica empirica di vita. Mentre purtroppo talvolta può accadere il contrario: un libro stupendo per metà, magari per due terzi, può poi afflosciarsi o deludere nell’ultima parte, e arrivi all’ultima pagina maledicendo l’autore per il tempo che ti ha fatto perdere. Ma per casi come questi (rari, per fortuna) non c’è difesa, non c’è “regola” che tenga.

Questa Regola del 50 ha funzionato molto bene fino a quando non sono entrato nei miei… 50 anni. Mentre mi dirigevo verso i 51 e oltre, non potevo più evitare la consapevolezza che, mentre il tempo di lettura rimanente nella mia vita era sempre più breve, il mondo dei libri che volevo leggere era semmai sempre più grande. La mia Regola del 50 era incompleta: aveva bisogno di un’appendice. Ed eccola qui:

Quando hai 51 anni o più, sottrai la tua età da 100, e il numero risultante (che, naturalmente, si riduce ogni anno) è il numero di pagine che dovresti leggere prima di poter rinunciare senza colpa a un libro.

Come dice il proverbio: “L’età ha i suoi privilegi”.
E il privilegio ultimo dell’età, naturalmente, è che quando si compiono 100 anni, si è autorizzati a giudicare un libro dalla copertina.

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