I libri risorgono ma le tipografie sono scomparse

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Le prime unions sono state proprio quelle dei tipografi. Questi lavoratori sono stati fin dalla prima rivoluzione industriale l’aristocrazia dei sindacati e della classe operaia. Molti di loro sapevano leggere e maneggiavano un’arma letale: la parola stampata in migliaia di copie. Un lavoro glorioso, ambito, rispettato e ben pagato, quello della tipografia.

Ma tutto questo sembra andato perduto nel nostro tempo che è sempre più il tempo dei paradossi e del grottesco. Dopo la sbornia del digitale la gente è tornata a leggere sulla carta, dove le parole costano e lo spazio per le corbellerie è limitato. È tornata anche a comprare i libri. Succede, però, che non ci sono più abbastanza tipografie per stamparne quanti ne sarebbero necessari. Negli Stati Uniti è accaduto che durante il periodo natalizio, il più felice per i libri, molti titoli erano andati esauriti e gli editori non sono riusciti a rifornire le librerie delle copie necessarie. Si è trattato di vendite proprio perdute, perché i lettori non si sono riversati sulle versioni digitali degli stessi titoli, ma hanno acquistato altri beni per i loro regali. Del resto c’è da capirli: che regalo è un ebook? Non si può neanche impacchettarlo con il nastrino rosso.

Un anno boom per l’industria editoriale

Negli USA il 2018 è stato, con grande sorpresa di tutti, un successone per l’industria editoriale. Nonostante gli implacabili notiziari, i lettori hanno acquistato libri a frotte. Le vendite dei libri cartacei sono in aumento, e le unità vendute nelle librerie indipendenti sono cresciute del 5%. Più di un titolo (Fear di Bob Woodward, The President Is Missing di Bill Clinton e James Patterson, Becoming di Michelle Obama) ha superato il traguardo del milione di copie, ma c’è anche forte interesse per la narrativa.

Quella che dovrebbe essere una buona notizia per gli editori, agenti e autori, però, ha causato parecchi disagi nel momento cruciale della stagione di vendita, durante le vacanze, perché le tipografie fanno fatica a tenere il passo con l’impennata della domanda, il che ha generato degli arretrati che hanno portato ad ammanchi nelle scorte di titoli molto diffusi.

Alcuni dei successi di critica del 2018, tra cui Asymmetry di Lisa Halliday, The Overstory di Richard Powers e The Great Believers di Rebecca Makkai sono stati dichiarati esauriti su Amazon nella settimana prima di Natale, dopo che il magazzino ne è rimasto a corto perché gli editori non hanno potuto ristampare le copie abbastanza velocemente. Anche best-seller di non fiction acclamati dalla critica come la biografia di Frederick Douglass di David W. Blight, il libro di ricette Salt, Fat, Acid, Heat di Samin Nosrat e Astroball di Ben Reiter non erano disponibili su Amazon, tanto che alcuni dei titoli mostravano tempi di arrivo dalle due alle quattro settimane.

Il blocco che ha riguardato l’intera industria si stava creando da mesi, come risultato della riduzione e del consolidamento delle aziende tipografiche, il collasso di una delle maggiori tipografie avvenuto nell’estate 2018, la carenza globale di carta e un mercato del lavoro in diminuzione che ha reso difficile ingaggiare ulteriori lavoratori stagionali. Ma il blocco è diventato sempre più acuto e visibile nel momento di picco delle vendite stagionali dell’industria, quando i consumatori erano a caccia di titoli imperdibili da regalare e hanno trovato gli scaffali virtuali di Amazon vuoti.

Vendite irrimediabilmente perdute

Per gli autori i cui libri erano esauriti nel periodo appena precedente alle vacanze, può essere difficile recuperare le royalties perdute e il calo nella classifica di Amazon. In un messaggio su Facebook, la signora Makkai ha incoraggiato i lettori ad acquistare il suo romanzo nelle librerie indipendenti dopo che Amazon l’ha dichiarato esaurito e indicato che non avrebbe potuto spedirlo fino a dopo Natale. «Questa situazione fa schifo e il mio ufficio stampa sta facendo tutto quello che può ma, ugh, il tempismo è davvero, davvero pessimo», ha scritto.

Agenti e autori affermano che parte del problema è che editori e rivenditori sono diventati più restii a correre rischi. Gli editori stampano prime tirature più limitate, in parte perché i rivenditori inizialmente ordinano meno copie, nell’attesa di vedere quali titoli ingranano la marcia e tendono a evitare di scommettere su quelli sbagliati e rimanere incastrati nello stoccaggio di merce invenduta. In passato, spesso era semplice far stampare un’altra partita di libri in una settimana o due se le vendite dei titoli erano inaspettatamente alte, ma di questi tempi alcuni editori dicono che possono volerci anche uno o due mesi.

Inoltre, l’appetito apparentemente insaziabile dei lettori per una manciata di grandi successi ha acutizzato l’effetto collo di bottiglia nelle tipografie, consumando quel poco di equilibrio che c’era nel sistema. Fear di Woodward ha venduto quasi due milioni di copie in tutti i formati, mentre Becoming della signora Obama, uscito a novembre, ha venduto 3,8 milioni di copie.

«La capacità produttiva è così ristretta che se ti capita un libro che decolla come Becoming devi smettere di fargli stampare quello che stavano stampando e fargli fare più copie di Becoming», ha detto Dennis Abboud, amministratore delegato di ReaderLink, il maggiore distributore librario per Target, Walmart e altri negozi. «E così succede che il treno va fuori dai binari».

Una manciata di bestseller ha mandato in tilt il sistema

Allo stesso tempo, gli editori sono stati colti alla sprovvista dalla manciata di best seller a sorpresa, titoli di autori meno conosciuti che scarseggiavano la settimana prima di Natale, il peggior momento possibile per ritrovarsi in esaurimento. Improvvisamente, non ci sono più scorte: così i libri che diventano anomalie, quelli che davvero fanno cassa, si trasformano in vittime del loro stesso successo.

Il lavoro arretrato è stato talmente ingente da avere una ricaduta anche sul 2019, il che fa spostare agli editori la data di pubblicazione di alcuni libri in programma perché non possono stamparli in tempo. Alla Penguin Random House almeno una dozzina di uscite fissate per l’inizio del 2019 sono state rimandate di alcune settimane; altri editori hanno dichiarato che l’uscita di alcuni titoli avrebbe subìto ritardi a causa degli accumuli nelle tipografie.

Ogni anno, durante il periodo delle vacanze natalize, alcuni inaspettati libri-rivelazione vendono fino a esaurimento scorte, frustrando i consumatori e gli autori che li hanno scritti, ma lasciando illesa l’industria nel suo complesso. Ma nel 2018 le carenze sono state maggiormente diffuse, e i fattori che le hanno causate sono più sistemici e più difficili da attenuare. «È più complesso di come era in passato. Non puoi contare sul fatto di fare una telefonata alla tipografia e dire: il libro ha decollato, facciamo una tiratura questa settimana», ha detto Adam Rothberg, vice presidente senior della comunicazione istituzionale presso Simon & Schuster. «Questa è la nuova normalità per il prossimo futuro».

Il collasso delle tipografie e la ripresa della domanda di libri

La più grande causa dell’effetto collo di bottiglia, dicono editori e agenti, è il consolidamento e/o il collasso delle tipografie. Una grossa azienda tipografica, l’Edward Brothers Malloy, ha chiuso nell’estate 2018. Per il 2019 è in previsione la fusione di due tra le più grandi tipografie americane, la Quad Graphics e la LSC Communication, cosa che fa temere agli editori USA una ulteriore riduzione dei servizi di stampa.

L’industria tipografica ha i suoi problemi, tra cui la penuria della carta e l’aumento dei prezzi. E il basso tasso di disoccupazione ha reso più difficile per le tipografie assumere lavoratori extra. La Quad Graphics, 55 centri stampa e 22.000 dipendenti in tutto il mondo, «si è trovata in difficoltà relativamente all’organico a causa del basso tasso di disoccupazione», secondo il portavoce dell’azienda.

Sorprendentemente, una parte del caos attuale deriva dal fatto che l’industria libraria non è solo stabile ma sembra fiorente. Dopo anni di declino nelle vendite della carta stampata, cartacei e tascabili sono recentemente in rialzo, mentre le vendite degli e-book sono in ribasso. Le vendite delle edizioni cartacee sono salite del 3,5% nei primi dieci mesi del 2018, mentre i guadagni dei libri digitali si sono abbassati del 3%, secondo l’Association of American Publishers.

Negli ultimi anni, alcuni grandi editori hanno fatto investimenti nelle infrastrutture per lo stoccaggio delle copie stampate e la gestione dell’inventario, espandendo i loro magazzini e migliorando la loro capacità di eseguire velocemente gli ordini in arrivo dai punti vendita, ma hanno ben poco controllo sulle tipografie, dove la capacità di produzione si è ridotta. Gli effetti si stanno ripercuotendo su tutta l’industria. Nell’ultimo autunno la W.W. Norton ha dovuto fare i salti mortali per salvare il book tour di un autore quando si è venuto a sapere che i libri non sarebbero stati disponibili per la data di pubblicazione (ottobre) perché le tipografie erano sovraccariche di prenotazioni. L’autore, Jamas M. Scott, aveva più di una dozzina di eventi in programma per promuovere il suo libro Rampace: MacArthur, Yamashita and the Battle of Manila, ma lo stampatore non ha potuto consegnare i libri fino a circa un mese dopo. Norton è riuscita a ottenere una piccola partita di libri da vendere agli eventi prima che la prima tiratura fosse pronta, ma a caro prezzo: hanno dovuto prendere pagine slegate, riunendole a mano e facendole rilegare, e spedendole nottetempo alle location degli eventi.
La Norton ha anche faticato a rispondere alla domanda inaspettata per il romanzo The Overstory di Powers, che è stato pubblicato ad aprile con una prima tiratura di 25.000 copie. Le vendite hanno continuato a salire nel corso dell’anno e sono state stimolate quando il romanzo è arrivato finalista al Man Booker PrizeA metà ottobre, preoccupati che le scorte sarebbero terminate appena prima delle vacanze, la Norton ha ordinato una decima tiratura del libro, 10.000 copie in più. Di solito, per un ordine a priorità urgente ci vogliono due settimane: ma è stato comunicato alla Norton che ci sarebbero voluti due mesi. Le nuove edizioni sono arrivate nel magazzino della casa editrice il 17 dicembre, ma le copie dovevano ancora arrivare ai punti vendita in tempo per le compere natalizie…

In tilt anche Amazon e le librerie

Le carenze delle tipografie hanno messo in difficoltà grandi e piccoli punti vendita, anche se una grande compagnia come Amazon può attutire l’impatto delle vendite perse più facilmente di una libreria indipendente.
I negozi Barnes & Noble hanno subìto «una distribuzione limitata, ritardi nelle date di pubblicazione, e consegne minuto per minuto arrivate appena in tempo, che hanno alzato le spese di spedizione» ha dichiarato Tim Mantel, responsabile dell’area merchandising della catena. Ma anche le librerie indipendenti hanno avuto difficoltà a rispondere alla domanda dei best-seller inaspettati. Catherine Bock, responsabile degli ordini alla Parnassus Books di Nashville, ha rivelato che il negozio aveva terminato i titoli popolari ben prima di dicembre; Robert Sindelar, manager di Third Place Books di Seattle, ha denunciato un’insolita difficoltà nel rifornirsi dei titoli di tendenza. E la signora Nosrat, il cui libro di cucina era uscito nell’aprile del 2017 e aveva venduto quasi 300.000 copie, ha dichiarato che lei e il suo agente avevano capito già all’inizio di dicembre che il suo libro sarebbe andato esaurito prima delle vacanze, malgrado un’ulteriore tiratura di 30.000 copie: «È stato un pugno allo stomaco, ma sono consapevole che questa è una difficoltà che si incontra raramente, e che si è fortunati ad avere».

Appunto, signora Nosrat: fortuna avercela.

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