Leggere romanzi cambia il cervello

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È la magia delle narrazioni e la sperimenta qualsiasi buon lettore: immergersi in un romanzo vuol dire entrare in altri mondi e vivere altre vite, ampliare le proprie prospettive, scoprirne di nuove e farle proprie, viaggiare nello spazio e nel tempo. Vuol dire, a storia terminata, provare ulteriori emozioni: appagamento, straniamento, nostalgia e perfino sollievo se la lettura si è rivelata, come può succedere, tanto immersiva quanto destabilizzante o disturbante (pensate a Kafka o a Dostoevskij, ma anche, per esempio, al Faber di Sotto la pelle). Bene, tutto questo è qualcosa di più che un’illusione: succede davvero così, e sono psicologi e neuroscienziati a dirci come e perché leggere romanzi cambia il cervello, e noi con lui, in modo permanente.

IL PROFUMO DELLE PAROLE. Si sa da diversi anni che leggere stimola il cervello: attiva le aree di Broca e di Wernicke, che sono deputate alla comprensione del linguaggio. Nel 2006 i ricercatori si accorgono che, se uno legge parole come “cannella” o “gelsomino”, non si attivano solo le aree verbali ma anche quelle dedicate al riconoscimento degli odori. Insomma, come se il profumo della cannella, o del gelsomino, si sprigionasse direttamente dalle pagine.

METAFORE TATTILI E MOTORIE. Studi più recenti svolti dalla Emory University mostrano che la corteccia sensoriale, connessa con la percezione tattile, si attiva non solo in presenza di “reali” sensazioni ma anche in seguito a una metafora tattile come «voce vellutata» o «questione spinosa». Qualcosa di analogo succede con la corteccia motoria leggendo sia frasi che indicano azioni, sia frasi che contengono metafore motorie (Ugo afferra un oggetto – Ugo afferra un’idea): dunque, quando leggiamo possiamo immedesimarci nei personaggi così intimamente da far nostri anche i loro movimenti, fisici e mentali.

TOLLERANTI E COMPASSIONEVOLI. Ma non solo. Psychology Today cita una ricerca italiana, la quale dimostra che i ragazzi lettori di narrativa sono più empatici, compassionevoli e tolleranti e meno esposti ai pregiudizi. E aggiunge che leggere storie ai bimbi di 3-5 anni ha un impatto significativo e misurabile sul loro sviluppo cerebrale e sulle competenze sociali (sembra invece che guardare troppa televisione sortisca l’effetto contrario). Ma aver letto tanto e continuare a leggere è anche, ormai lo dicono moltissimi studi, uno dei maggiori fattori protettivi per il cervello contro l’avanzare dell’età.

TEORIA DELLA MENTE. Leggere romanzi cambia il cervello perché migliora la capacità di scoprire e capire le emozioni delle altre persone: una competenza cruciale per riuscire a destreggiarsi bene all’interno di sistemi complessi di relazioni sociali. Il motivo è questo, e a raccontarlo è il Guardian: per capire gli altri (e noi stessi) noi costruiamo quella che gli psicologi chiamano Teoria della mente (o metacognizione). Si tratta di una serie di ipotesi su ciò che gli altri pensano, sentono, credono, e sul modo in cui noi stessi pensiamo, sentiamo, decidiamo.
Il dato interessante è che il grado di dettaglio della Teoria della mente, e dunque la competenza nel capire gli altri (e sé stessi), migliora in chi legge buona letteratura e non in chi legge romanzi d’intrattenimento.

UN’ESPERIENZA NON SIMULATA MA VISSUTA. La distinzione fatta dai ricercatori, David Kidd ed Emanuele Castano, è sottile: i testi dei grandi autori sfidano il lettore trasportandolo in un contesto nuovo in cui sta a lui trovare la propria strada, colmando le lacune e immedesimandosi nei personaggi. Insomma: è il lettore a dover interpretare l’opera, facendola propria. In questa prospettiva, leggere non è “simulare”, ma vivere pienamente una nuova esperienza, proiettandosi nei panni e negli ambienti dei personaggi.

IL POTERE DELL’INVENZIONE. Questo, fra l’altro, significa che non è l’appartenenza o meno di un romanzo a un genere letterario a determinarne la qualità narrativa: lo ricordo qui perché, fino a non molti anni fa, i gialli, il fantasy, la fantascienza, l’horror venivano considerati narrativa in qualche modo minore (cosa che, come accanita lettrice di fantasy e fantascienza, mi ha a lungo infastidita). Vuol dire, invece, che a valere davvero per il lettore sono la complessità e la profondità delle motivazioni che muovono i personaggi, la loro umana ambivalenza e la potenza dell’invenzione di un intero mondo che il lettore può abitare, a prescindere dal genere della storia raccontata. E ammesso che di “generi” si possa ancora parlare.
Nei testi d’intrattenimento invece, è l’autore a pilotare il lettore attraverso il puro incalzare delle vicende. Questo, ovviamente, non significa che bisogna astenersi dal leggere romanzi d’intrattenimento: stanno lì, pronti a divertirci e a farci compagnia nelle domeniche di pioggia, e sono ottimi compagni di viaggio o di vacanza. Ma difficilmente regalano intuizioni profonde e nuove prospettive.

LETTURA PROFONDA. Ma torniamo all’idea di immergersi in una storia: si chiama “lettura profonda” (deep reading). Oggi i ricercatori si stanno chiedendo se, sotto questo aspetto, leggere su carta e su schermo sia equivalente. Maryann Wolf, del Center for Reading and Language Research, lo mette in dubbio: la lettura su schermo sembra essere più veloce e, per questo stesso motivo, meno profonda. Per questo a chi legge su schermo risulta più difficile, per esempio, ricostruire l’ordine degli eventi.

BEI TIPI CHE LEGGONO. Concludo con un tocco di frivolezza. Le foto che vedete sono prese da Hot dudes reading: una pagina Istagram che si è acchiappata mezzo milione di seguaci in meno di due mesi. Lanciata da un gruppo di ragazze newyorchesi, accompagna ogni immagine con commenti buffamente sospirosi. Time vi dice di che si tratta. Vogue ne cita lo stile per le recensioni dei libri di primavera. Sospetto che Hot Dudes promuova la lettura in modo assai più efficace di questo articolo.

— Annamaria Testa

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