Era una geniale canaglia

 6,99

Formati disponibili: ePub, mobi
Pagine (a stampa): 228
Formato pagina (a stampa): 140×216 mm
Dimensioni files: epub 1,8 Mb (.zip), mobi 1,7 Mb (.zip)
Editore: Rainkids – Luigi Manglaviti (15 febbraio 2019)
Lingua: Italiano
ISBN: 9788865018170

Disponibile anche in versione cartacea su Amazon:

Copertina flessibile - Pagine: 228 - Formato 140 x 216 mm - Peso 358 g - ISBN: 9788865010105
I lettori che acquistano su Amazon il libro cartaceo possono scaricare gratuitamente l’e-book per il Kindle.

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Solamente clienti che hanno effettuato l'accesso ed hanno acquistato questo prodotto possono lasciare una recensione.

Sinossi

Intrattenimento di classe superiore

Opera ambiziosa ma estremamente fruibile: appassionante ibrido fra romanzo e saggio, con originali invenzioni di prosa e un insolito stile narrativo, è un libro immerso nella contemporaneità, ferocemente critico riguardo al nostro oggi — social, populismi, spiritualità d’accatto, incomunicabilità di coppia.

Crocevia fra thriller giudiziario, detective story, giallo psicologico e trattato di sociologia, “Era una geniale canaglia” prende la forma della storia orale di un famoso architetto e altrettanto noto jazzista, nella quale un assortimento di amici, nemici, membri della comunità in cui vive, ammiratori, detrattori, familiari, poliziotti, magistrati o persone semplicemente incontrate dicono la loro su quest’uomo e sul delitto di cui si è reso protagonista, attraverso i loro ricordi e appunti; dopo la sua sparizione, qualcuno si incarica di raccogliere le testimonianze necessarie a ricostruire, come in un puzzle, l’intera vicenda.

Il romanzo si legge con progressivo coinvolgimento per le originali invenzioni della prosa e per l’insolito stile narrativo: tutta la storia si dipana infatti sotto forma di dichiarazioni dei vari personaggi — indifferentemente in prima persona come in seconda o in terza —, un racconto corale in cui ognuna delle voci narranti offre la propria versione dei fatti come in un’intervista, quasi che l’intera opera fosse una sorta di dossier giornalistico (o poliziesco), tracciando profili in cui si ricreano e si confondono verità e menzogna, in un gioco di specchi. Le persone diventano così il mezzo, tutto umano, per interpretare dati oggettivi con una discrezionalità del tutto arbitraria.

l libro pone di fronte a una vicenda già conclusa, in cui il lettore deve orientarsi di fronte a punti di vista contraddittori e talvolta opposti, la cui trama è costantemente messa in discussione. Contribuisce al pathos la struttura inusitata, con una prima parte serrata di attestazioni, una seconda (vero e proprio “romanzo nel romanzo”) costruita attorno a un lungo, enigmatico pedinamento per le vie di Roma, nato quasi per caso e che si conclude con uno shock, e una terza che scioglie gli interrogativi irrisolti precipitando però nella sorpresa morale finale: l’inefficacia e la sostanziale sterilità della Verità. È un romanzo potente, dove l’intelligenza è al servizio del male, e sovente non è chiaro se siete voi che lo state leggendo o se è il contrario: il risultato è che vi fa attaccare la spina alla prima pagina e ve la fa staccare all’ultima, anche grazie a una scrittura che sperimenta, con grande padronanza, acrobazie e virtuosismi sintattici e redazionali.

Ancora una volta l’autore attinge al Cinema: dopo un omaggio (nemmeno tanto velato) al genio di Orson Welles ne “La Memoria e il Dubbio”, e la ritrasposizione su carta di un film di fine Novecento in “Mille mesi”, anche nell’idea alla base questo libro è avvenuta un’osmosi dalla celluloide alla carta, dai fotogrammi alle parole. Con una sfida: eradicare il plot di un “legal thriller” del 2007 interamente pensato per l’ordinamento giudiziario statunitense e impiantarlo nel nostro ordinamento. È stato necessario stravolgerlo, ovviamente: la sceneggiatura ha preso direzioni imprevedibili.

Stavolta si tratta di un’opera totalmente immersa nella contemporaneità: è un giallo, ma contiene anche feroci critiche al nostro oggi — i social network, le illusioni populiste, la spiritualità da due soldi, l’incomunicabilità di coppia: la finzione ci permea sia come società che a livello individuale —. E, anche qui contrariamente agli ultimi due gialli, l’azione è quasi assente o comunque non preponderante, la tensione (in ogni caso elevata) si sprigiona dai rapporti interpersonali, dagli intrecci, dalla memoria, dal ragionamento, dalla logica deduttiva, dalle testimonianze e dai racconti: a volte caustici, a volte ironici, spesso tesissimi, mai banali, quasi sempre ad alto tenore emotivo. Si potrebbe anzi dire che con questo libro si è in presenza di un manuale antropologico travestito da legal thriller: fare saggistica, mascherandola da narrativa. (E di nuovo l’autore ha un illustre precedente: “L’Uomo Nuovo”, il suo secondo libro più venduto, utilizzava la stessa tecnica.)

L’Autore

mangla_icon_retrolibri_quadrata

Luigi Manglaviti

Mi piacciono le storie. Sono un ottimo ascoltatore di storie. So sempre quando un’anima o un personaggio stanno sospesi in aria e hanno bisogno di me per raccontarsi. Bisogna essere disponibili, lasciare sempre l’immaginazione accesa. Tanto non consuma niente e non fa male all’ambiente. Ascoltare e raccontare sono un po’ la stessa cosa, facce d’una medaglia preziosamente umana. La mia musica, i miei libri, sono nati così: li ho semplicemente accolti.
Per usare le parole di Tabucchi, la vita non è in ordine alfabetico, come sembrano credere in parecchi. Appare un po’ qua e un po’ là, come meglio crede; briciole (il problema è raccoglierle dopo), anzi, un mucchietto di sabbia. Qual è il granello che sostiene l’altro? A volte quello che sta sul cocuzzolo e sembra sorretto da tutto il mucchietto, è proprio lui che tiene insieme tutti gli altri, perché quel mucchietto non ubbidisce alle leggi della fisica, togli il granello che credevi non sorreggesse niente e crolla tutto, la sabbia scivola, si appiattisce e non ti resta altro che farci ghirigori con un dito, sentieri che non portano da nessuna parte, dài e dài, stai lì a tracciare ghirigori, ma dove sarà quel benedetto granello che teneva tutto insieme? Poi un giorno il dito si ferma da sé, non ce la fa più con gli andirivieni; sulla sabbia c’è un tracciato strano ma avvincente, un disegno con una logica e un costrutto. Ti viene un sospetto. Che il senso di tutto erano i ghirigori. Le mie storie, le mie canzoni, sono nate così: ho disegnato qualcosa di vasto e articolato sulla sabbia, alla ricerca d’un granello iniziale perduto. Che ovviamente non ho mai ritrovato. Ma l’emozione che si prova davanti al disegno finale sulla sabbia ripaga d’ogni cosa.
Tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra. Con i libri che scrivo non risolvo il mio problema, ma ho la speranza che il mio complesso disegno sulla sabbia contribuisca almeno a risolverlo ad altri. In fondo, anche la famosa ricerca del Graal non è altro che questo: l’importante è il viaggio, non la meta. E chi ha l’occhio allenato dai libri, trova quel che cerca anche a occhi chiusi.

Narrativa stesso autore:

COVER_COMPONENTS
Aggiungi al carrello
MemoryDoubt-cover_740x1036
 5,99 11,00
Scegli
COVER-front
 4,99
Aggiungi al carrello