Maria Maddalena, la sposa fantasma

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Editore: Rainkids – Luigi Manglaviti (30 ottobre 2009)
Lingua: Italiano
ISBN: 9788865018057
Disponibile anche su Amazon Kindle

Nota: Questo e-book è stato il PRIMO TITOLO DI UN AUTORE ITALIANO IN SELF-PUBLISHING a essere venduto sul Kindle™ di Amazon (dal 10 dicembre 2011).

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Sinossi

Analisi storico-critica sulla figura della presunta “compagna” di Gesù

TRAILER

(…) Dunque abbiamo un matrimonio in cui Gesù, i suoi discepoli e Maria sua madre sono “invitati”. Il famoso taumaturgo raduna-folle è di là da venire — siamo all’inizio del Quarto Vangelo, il ministero sta per cominciare, non ci sono ancora mai stati “miracoli” —, per cui nessuno ancora conosce Gesù di fama. Però lui, sebbene semplice invitato, sostenuto dalla madre (che impone ai servitori «fate quello che vi dice»), comanda come fosse il padrone: «Riempite le giare», «Portatele al maestro di tavola». Il maestro di tavola, che dovrebbe avere i servitori sotto il suo comando, «chiama lo sposo» per complimentarsi. È un racconto un po’ contorto.
La specificazione fra parentesi «ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua» suona posticcia: senza di essa, il passo ha comunque un senso compiuto, e per di più fila meglio. Rileggiamolo senza:
E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le giare»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse, chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono».
Perché così il senso del racconto del Vangelo di Giovanni si predispone in modo tale da far sembrare sia il padrone di casa che lo sposo… Gesù?

(…) In alcune fonti antiche viene denominata Migdal Nunya (torre del pesce). Molto tempo dopo l’epoca di Maria Maddalena e di Gesù, Màgdala sarebbe diventata famosa come località dedita al lusso. Al pari della maggior parte dei centri del suo genere, che si tratti dell’odierna Las Vegas o dell’antica Corinto, quella particolare connotazione si accompagnava a uno stile di vita dissoluto e ad attività licenziose. Difficile dire quanto la reputazione infondata di prostituta, guadagnata in seguito da Maria Maddalena, sia da ricondurre all’associazione tra il suo nome, Maddalena, e l’immagine della città.

(…) È stata confusa per lungo tempo con altre figure di donna presenti nei Vangeli: alcune tradizioni accostano Maria Maddalena a Maria di Betania, la sorella di Marta e del risorto giovanneo Làzzaro (Lc 10.38-42, Gv 11.1-45), e alla peccatrice che unge Gesù a casa di Simone “il Fariseo”, probabilmente a Nain — l’accostamento avviene poiché entrambe le donne lavano i piedi al Cristo —. La conferma che si tratti di figure distinte ci viene in realtà dai seguenti particolari: nel caso di Maria, Gesù è il festeggiato di una cena, nel caso della peccatrice, Gesù è invitato dai Farisei; l’unzione dei piedi di Maria appare verso la fine della vita pubblica di Gesù, quella della peccatrice all’inizio; da un punto di vista teologico, nell’episodio di Maria Gesù annuncia la sua morte e la sua regalità, con la peccatrice dichiara il suo amore verso i peccatori e l’amore dei peccatori verso di lui.

(…) Malgrado la storia sia brillante, suggestiva e paradigmatica su tutto ciò che l’insegnamento di Gesù rappresenta, essa pone un altro, enorme problema: si dà il caso che in origine non rientrasse nel Vangelo di Giovanni. Anzi, non faceva parte di nessuno dei Vangeli. Fu aggiunta da scribi di epoca successiva.

(…) In Luca le cose si arricchiscono di particolari. Inizialmente abbiamo “una donna peccatrice”, la quale — come in Marco — entra in casa di un Simone — “fariseo”, senza lebbra — e unge Gesù (i piedi, non la testa, e in più li bagna di lacrime e li asciuga con i capelli). Nel passo più sublime di Gesù verso il genere femminile, a questa donna senza nome sono perdonati i peccati “perché ha molto amato”. In un’altra scena, al seguito di Gesù ci sono donne “guarite da spiriti cattivi e infermità” che assistono il gruppo “con i loro beni”: fra queste, la Maddalena, dalla quale “sono usciti sette demoni” (qualunque cosa significhi). Ancora più avanti, in “un villaggio” (non c’è il nome), Gesù è accolto in casa di una certa Marta, che ha una sorella di nome Maria (non si dice “di Màgdala”: è solo “Maria”).

(…) Alla radice di un tale misunderstanding risiede un problema molto comune: nel corso dei secoli le congetture sui Vangeli si sono cristallizzate in interpretazioni, e la Chiesa Cattolica le ha poi proclamate dogmi. Agli alunni nelle scuole o ai fedeli nelle parrocchie non si spiega che Matteo dice che Maria è “vergine” ma Marco no, o che Luca parla di “mangiatoia” ma gli altri no, e che non c’è alcuna “stalla” nei Vangeli canonici ma solo negli Apocrifi…

(…) Invece vale la pena di notare che la Maddalena segue da lontano la Crocifissione in compagnia di Salomè — una benestante —, e si reca al sepolcro insieme con Giovanna — altolocata anche questa, moglie di un funzionario della corte reale — dopo aver acquistato costosi unguenti. E secondo Luca (8.2-3), Giovanna e un’altra facoltosa, Susanna, sono al seguito del rabbi Yeshua quasi fin dall’inizio del suo ministero: si può dunque supporre che anche lei sia una donna ricca, con ottime frequentazioni.

(…) Risalendo dalla “Vita di Maria Maddalena” scritta nel 776 da Rabano, arcivescovo di Mainz, che a sua volta la riprese delle “Leggende Auree” di Jacopo da Varazze, sembra che Làzzaro, sua sorella Marta e la Maddalena, insieme a pochi intimi, giunsero per nave in Gallia insieme a Giuseppe D’Arimatea, che sarebbe stato consacrato e inviato in Inghilterra dove avrebbe fondato una chiesa a Glastonbury, mentre Làzzaro avrebbe fondato una diocesi a Marsiglia.

(…) A riprova di questo matrimonio viene citato l’apocrifo “Vangelo di Filippo”: «E la compagna del Salvatore è Maria Maddalena, Cristo la amava più di tutti gli altri discepoli e soleva spesso baciarla sulla…». Tuttavia il testo — un catechismo gnostico — non è scritto in aramaico bensì in copto, lingua nella quale il termine assume molti significati diversi (il termine koinonos va preferibilmente tradotto “compagna, amica, socia, compartecipe”: per indicare la moglie, il “Vangelo di Filippo” usa una parola diversa, shime); inoltre, il “baciare sulla bocca” (sebbene la parola “bocca” manchi nel testo giunto fino a noi: in quel punto del manoscritto c’è un buco!) in tale contesto indica una profonda comunione spirituale, piuttosto che un atto fisico. Un suo tema esclusivo è quello dei “misteri”, o sacramenti (5 in tutto), e in particolar modo lo hieros gamos, o “camera nuziale”: che non si riferisce a un atto sessuale bensì a un’unione spirituale fra l’essere umano e il proprio “angelo-immagine” che conduce alla “risurrezione gnostica”; una rinascita che avviene già in vita e non dopo la morte.

(…) In definitiva, è paradossale come, per una incomprensione del carattere gnostico del testo, avverso alla materia e alla femminilità, i due versetti siano all’origine del formarsi della leggenda del legame carnale del Cristo e della Maddalena!
Altra idea best-seller è quella dell’equazione “coppa uguale grembo”. Che non è recente: fu elaborata dalla più celebre società magica dei primi del Novecento, l’Alba Dorata, che aveva sedi a Parigi e Londra. Ben frequentata, molto chic, le sue dottrine s’ispiravano alla Gnosi e all’Ermetismo. Sosteneva che ogni aspetto maschile andava bilanciato con uno femminile, il “femminino sacro”. Gli adepti inventarono meditazioni collegando la femminità al Graal, con un’Iside che dichiarava «Io sono la coppa del Graal, io porto il sangue regale».

(…) Si considerava il Messia delle profezie: non aveva alcun senso che un messaggero divino mettesse al mondo dei discendenti, e nessuna profezia veterotestamentaria parla di “figli del Messia”. L’argomento “da buon ebreo doveva essere sposato” sembra storicamente sensato. Ma non regge di fronte a considerazioni fondamentali: …

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L’Autore

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Luigi Manglaviti

Mi piacciono le storie. Sono un ottimo ascoltatore di storie. So sempre quando un’anima o un personaggio stanno sospesi in aria e hanno bisogno di me per raccontarsi. Bisogna essere disponibili, lasciare sempre l’immaginazione accesa. Tanto non consuma niente e non fa male all’ambiente. Ascoltare e raccontare sono un po’ la stessa cosa, facce d’una medaglia preziosamente umana. La mia musica, i miei libri, sono nati così: li ho semplicemente accolti.
Per usare le parole di Tabucchi, la vita non è in ordine alfabetico, come sembrano credere in parecchi. Appare un po’ qua e un po’ là, come meglio crede; briciole (il problema è raccoglierle dopo), anzi, un mucchietto di sabbia. Qual è il granello che sostiene l’altro? A volte quello che sta sul cocuzzolo e sembra sorretto da tutto il mucchietto, è proprio lui che tiene insieme tutti gli altri, perché quel mucchietto non ubbidisce alle leggi della fisica, togli il granello che credevi non sorreggesse niente e crolla tutto, la sabbia scivola, si appiattisce e non ti resta altro che farci ghirigori con un dito, sentieri che non portano da nessuna parte, dài e dài, stai lì a tracciare ghirigori, ma dove sarà quel benedetto granello che teneva tutto insieme? Poi un giorno il dito si ferma da sé, non ce la fa più con gli andirivieni; sulla sabbia c’è un tracciato strano ma avvincente, un disegno con una logica e un costrutto. Ti viene un sospetto. Che il senso di tutto erano i ghirigori. Le mie storie, le mie canzoni, sono nate così: ho disegnato qualcosa di vasto e articolato sulla sabbia, alla ricerca d’un granello iniziale perduto. Che ovviamente non ho mai ritrovato. Ma l’emozione che si prova davanti al disegno finale sulla sabbia ripaga d’ogni cosa.
Tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra. Con i libri che scrivo non risolvo il mio problema, ma ho la speranza che il mio complesso disegno sulla sabbia contribuisca almeno a risolverlo ad altri. In fondo, anche la famosa ricerca del Graal non è altro che questo: l’importante è il viaggio, non la meta. E chi ha l’occhio allenato dai libri, trova quel che cerca anche a occhi chiusi.

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