Mille mesi

 4,99

Formati disponibili: ePub, mobi
Pagine (a stampa): 160
Formato pagina (a stampa): 133×203 mm
Dimensioni files: epub 486 k (.zip), mobi 482 k (.zip)
Editore: Rainkids – Luigi Manglaviti (10 settembre 2018)
Lingua: Italiano
ISBN: 9788865018163

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Copertina flessibile - Pagine: 160 - Formato 133 x 203 mm - Peso 245 g - ISBN: 9788865010099
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Sinossi

Intrattenimento di classe superiore

Una “crime story” dal ritmo serrato, ambientata in un Paese mediterraneo nel 1994. Avvincente, intensa, con numerosi colpi di scena: va via tutta d’un fiato, come un film, per un piacere di lettura garantito.

Un cadavere rinvenuto fra le rovine di un’antica abbazia con mezzo milione di marchi stipati in una valigetta stuzzica Rainsbury Fosgate, detective di provincia. Il quale, inseguendo un avanzamento di carriera che lo possa condurre lontano dalla propria tragedia, si mette in testa di seguire gli indizi assumendo l’identità del morto. Ben presto scoprirà che quell’identità è di per sé un altro falso, e si troverà invischiato in trame superiori che coinvolgono corpi di polizia internazionale, servizi segreti, traffici di armi. Attraverso una serie di personaggi che si sovrappongono, si inseguono, depistano. E uccidono.

A quattro anni dal mio ultimo libro, un altro romanzo (era un giallo, il mio primo thriller), durante i quali sono stato impegnato a fare l’editore e l’editor di una rivista di satira, eccomi con “Mille mesi”, un poliziesco mozzafiato con pochi attimi di tregua. Temevo che la lunga inattività mi avesse prosciugato: non ero mai stato tanto lontano dai tasti di una macchina da scrivere o di un computer in veste di autore. Invece ho prodotto questo romanzo come un fiume in piena, anzi come un’alluvione. Appena due settimane, dal 4 al 19 agosto 2018. Forse è un record, chissà. (Di sicuro è il mio, di record, e difficilmente lo batterò.)

L’ambientazione è esotica: siamo in un posto imprecisato e indistinguibile del Mediterraneo, con elementi, lingua, toponimi, moneta, nomi propri e professioni di Paesi diversi. È una terra fantastica e immaginata ma non del tutto immaginaria, poiché vi ho calato dentro due elementi della mia terra d’origine, anche questi dalla denominazione manipolata; i personaggi hanno nomi anglosassoni, tedeschi, spagnoli, italiani, maltesi, albanesi, greci, slavi, a volte anche impronunciabili. Il “malloppo” — anzi “i” malloppi, perché ce n’è più d’uno — in marchi.
L’epoca è il 1994, e il romanzo si apre e si chiude nell’arco di un paio di settimane di quella primavera (stessa durata della stesura del libro, peraltro), negli stessi giorni della fine di Kurt Cobain. Perché proprio quell’anno? Volevo che non ci fossero non solo internet e i social network, ma nemmeno gli SMS: i cellulari erano stati introdotti da poco e non c’era un loro uso diffuso. Idem per i personal computer. E non c’erano neanche l’euro, la globalizzazione e la crisi odierna. Per la predisposizione narrativa che avevo al momento della redazione, a proposito di relazioni interpersonali, psicologia dei protagonisti e tipologia criminale-investigativa, doveva essere il mondo com’era una manciata di anni dopo la Caduta del Muro e la fine della Guerra Fredda, appena successivi al crollo dell’URSS: gli anni in cui si parlava di “Fine della Storia”, in cui permanevano piene evidenze del Novecento e si intravedevano soltanto da lontano (e male) tematiche da Terzo Millennio. Sebbene i temi fondanti più generali restino comunque quelli immarcescibili di sempre: delitto, castigo, potere, denaro, amore, morte. E azione, tanta azione.

Azione “calda”, non fine a se stessa, quella di “Mille mesi”: ossia con uno svolgimento serrato come si conviene ai thriller ma trattata con lo spirito narrativo dei miei numi tutelari, quegli autori a me carissimi nei quali l’ironia, la creazione di miti personali o collettivi, la riflessione filosofica e l’impegno sono inseparabili dalla poetica. Ne omaggio qui alcuni (in ordine alfabetico, per evitare torti letterari): Isabel Allende, Paul Auster, Roberto Bolaño, Jorge Luis Borges, Joseph Conrad, John Irving, Stephen King, Cormac McCarthy, Hermann Melville, Manuel Vázquez Montalbán, Álvaro Mutis, Chuck Palahniuk, Pier Paolo Pasolini, Daniel Pennac, Luigi Pirandello, Philip Roth, José Saramago. Niente male, per un “semplice” poliziesco, no?

L’Autore

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Luigi Manglaviti

Mi piacciono le storie. Sono un ottimo ascoltatore di storie. So sempre quando un’anima o un personaggio stanno sospesi in aria e hanno bisogno di me per raccontarsi. Bisogna essere disponibili, lasciare sempre l’immaginazione accesa. Tanto non consuma niente e non fa male all’ambiente. Ascoltare e raccontare sono un po’ la stessa cosa, facce d’una medaglia preziosamente umana. La mia musica, i miei libri, sono nati così: li ho semplicemente accolti.
Per usare le parole di Tabucchi, la vita non è in ordine alfabetico, come sembrano credere in parecchi. Appare un po’ qua e un po’ là, come meglio crede; briciole (il problema è raccoglierle dopo), anzi, un mucchietto di sabbia. Qual è il granello che sostiene l’altro? A volte quello che sta sul cocuzzolo e sembra sorretto da tutto il mucchietto, è proprio lui che tiene insieme tutti gli altri, perché quel mucchietto non ubbidisce alle leggi della fisica, togli il granello che credevi non sorreggesse niente e crolla tutto, la sabbia scivola, si appiattisce e non ti resta altro che farci ghirigori con un dito, sentieri che non portano da nessuna parte, dài e dài, stai lì a tracciare ghirigori, ma dove sarà quel benedetto granello che teneva tutto insieme? Poi un giorno il dito si ferma da sé, non ce la fa più con gli andirivieni; sulla sabbia c’è un tracciato strano ma avvincente, un disegno con una logica e un costrutto. Ti viene un sospetto. Che il senso di tutto erano i ghirigori. Le mie storie, le mie canzoni, sono nate così: ho disegnato qualcosa di vasto e articolato sulla sabbia, alla ricerca d’un granello iniziale perduto. Che ovviamente non ho mai ritrovato. Ma l’emozione che si prova davanti al disegno finale sulla sabbia ripaga d’ogni cosa.
Tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra. Con i libri che scrivo non risolvo il mio problema, ma ho la speranza che il mio complesso disegno sulla sabbia contribuisca almeno a risolverlo ad altri. In fondo, anche la famosa ricerca del Graal non è altro che questo: l’importante è il viaggio, non la meta. E chi ha l’occhio allenato dai libri, trova quel che cerca anche a occhi chiusi.

Narrativa stesso autore:

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